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Studente ventenne morto sul terrazzo

L’ultimo pensiero per la mamma: «Ti proteggerò da lassù». Poi si è lasciato andare nel vuoto con un filo di nylon al collo

GALLIERA VENETA. «Sei stata una mamma meravigliosa. Ti proteggerò da lassù». L'ultimo pensiero è stato per lei, la madre alla quale era legatissimo; poi si è lasciato andare nel vuoto. Diego Martini avrebbe compiuto 20 anni il 14 marzo. Martedì sera ha atteso che i genitori e il suo gemello prendessero sonno; poi, poco prima di mezzanotte, ha messo in atto la sua scelta estrema.

Nei minuti che hanno preceduto il suo gesto, ha scritto alla mamma: il suo ultimo pensiero è finito in un foglietto, che i soccorritori hanno rinvenuto in una tasca dei pantaloni. Poche righe, scritte di suo pugno, dove Diego avrebbe chiesto di essere cremato con i suoi braccialetti e i piercing.

Il gesto non trova spiegazioni, se non in una fragilità nascosta, in un tormento mai espresso, in un'angoscia che non ha mai trovato lo sfogo sufficiente a resistere e a scegliere, alla fine, la vita.

A scuola Diego Martini andava bene, era circondato di amici, tempo pochi giorni sarebbe partito per la gita a Praga, rito collettivo del quinto e ultimo anno delle superiori e compimento degli anni della spensieratezza. E allora, perché? La domanda tormenta la mamma Orietta Cusinato, il papà Renzo, artigiano, il gemello Roberto.

Diego frequentava il quinto anno dell'istituto commerciale "Carlo Rosselli" di Castelfranco. «Dopo il diploma», raccontano gli zii, «voleva trasferirsi all'estero, magari per frequentare un master di cucina: il suo sogno era quello di diventare un bravo cuoco. A casa ci deliziava con le sue torte, sembravano fatte da un rinomato chef».

Martedì sera ha aspettato che tutti andassero a dormire; a cena non ha lasciato intendere nulla, nessuna parola, come se tutto fosse normale.

Il giovane si è passato intorno al collo un filo di nylon appeso alla terrazza della sua camera, che si affaccia sul giardino di casa. Alle 5 la mamma, che lavora in una ditta di pulizie, è uscita per andare al lavoro; ma è passata per il retro, e non davanti a casa, quindi non si è accorta di nulla. A trovare il corpo senza vita, alle 6.30, è stato il gemello. «Dormivano insieme, ha visto il letto vuoto e le coperte in ordine, si è messo a cercarlo in giro per la casa, in cucina, in soggiorno».

Alla fine lo ha trovato; disperato, ha chiamato il papà. Hanno allertato il 118, sul posto anche i carabinieri di Tombolo, con il maresciallo Giuseppe Polverino. Troppo tardi, per Diego non c'era nulla da fare. L'esame esterno del corpo ha chiarito che la morte dovrebbe risalire proprio a mezzanotte.

La tragedia si abbatte su una famiglia normale, che tutti conoscono: un papà specializzato nelle manutenzioni dei frigoriferi industriali, una mamma che si sacrifica per l'avvenire dei figli. «Diego non aveva mai manifestato alcun tipo di malessere nei confronti della vita», insistono gli zii. «Il 3 marzo doveva partire con i compagni per l'ultima gita di quinta superiore, la meta era Praga. Con la mamma aveva in programma di andare a prendere qualche capo di vestiario, tutto era pronto per l'ultima uscita».

Nulla di tutto questo. I parenti lo descrivono come «solare, generoso, sensibile, sempre disponibile: il Signore si è portato via il migliore fiore che c'era; aveva tanti amici, ieri mattina i suoi compagni di classe hanno chiamato a casa per sapere dove fosse Diego, perché il suo banco era vuoto; era tra i migliori della sua classe, una bella media dell'8 e 9, un punto di riferimento per gli altri». Rimane il mistero di questa fine solitaria di un ragazzo che «si faceva amare da tutti».

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Pubblicato su Il Mattino di Padova